sabato 11 gennaio 2014

Cosentino e gli architetti - 19 gennaio 2014




Cosentino e gli architetti”-
incontro – 19 gennaio 2014


Gino Cosentino legge la natura come evoluzione di armonie, come ricerca di affinità attraverso un dichiarato processo creativo. La sua evoluzione plastica diventa nel tempo un suggerimento raffigurato, evocativo, che esige il ritorno ad un’armonia condivisibile quella che attorno gli pare vada perdendosi.     I suoi volumi tendono ad essere più individuabili, reali, riconoscibili, a definire i lati di rapporti che a volte si configurano come amorevoli e generosi, altre volte come angosciosi o generati da una natura matrigna.  Nelle sue opere si possono individuare così diversi stati d’animo: dalla tenerezze materne (umane e animali), alle indifferenze o contemporanee brutalità.
      
L ’Antico Oratorio della Passione di Sant’Ambrogio’, adibito dal 2000 ad ospitare mostre d’arte è la cornice nella quale la Galleria Blanchaert ha presentato ed esposto, a cura di Paola Garbuglio, le opere di Gino Cosentino allievo di Arturo Martini, in un luogo non lontano dal suo primo studio milanese in via Olona. I temi prediletti da Cosentino sono bene rappresentati nella mostra e nella selezione delle opere tra: sculture, dipinti, gessi e multipli.    

La scuola di Arturo Martini ha lasciato in Cosentino segni indelebili ma se in Martini la crisi della scultura era la crisi del monumentale, in Cosentino la crisi attuale della scultura è la crisi dell’intellettualismo e il ritorno alla forgiatura, quasi artigianale, dei “pezzi unici”, gesto forse di sfida alla macchina prepotente che invade i nostri orizzonti.’…[1]          La Fondazione Cosentino ha patrocinato la mostra, la prima a Milano dopo la chiusura dello studio di via Watt alla Barona, nella convinzione dell’importanza di promuovere iniziative di dibattito attorno alle opere del Maestro nel contesto storico che le ha generate e la conoscenza delle molte realizzate e diffuse in luoghi pubblici.
Cosentino pensava, disegnava e assemblava materiali diversi: pietra, marmi, terracotta, gessi, bronzi e multipli, piccoli gioielli, recuperava e trasformava. Ha sperimentato effetti e risultati diversi sul calcestruzzo di edifici ideati da noti architetti facendo partecipare l’esterno con l’interno, l’intorno allo spirito del progetto.   Nell’ultimo concorso promosso dalla CEI (conferenza episcopale italiana) insieme all’architetto Guido Canella ha partecipato, con la poesia dei suoi volumi e l'esperienza di precedenti analoghe opere, al progetto per la nuova Chiesa di Modena - Nonantola.[2]

Anche in queste sono riflesse corrispondenze tra sentimenti umani e natura, tra sentimenti umani e paesaggio come un’inquietudine, come un indizio di qualche cosa che c’è.
L’arte come espressione di emozione davanti alla natura in tutte le sue forme, anche di fantasia: gli abbracci, le imbeccate, la maternità, il nido, i fiori e gli alberi, ma anche agguati e aggressioni mortali, la caccia di prede… come nel mondo reale.
In molti abbiamo aggiornato elenchi, ritrovato e aggiornato gli itinerari pubblici in cui trovare sue opere, scattato foto, raccolto documentazione, memorie e testimonianze delle collaborazioni con i sodali.

Nel 2011 al Museo del Paesaggio di Pallanza (VB) alcune delle opere di proprietà della Fondazione Gino e Isabella Cosentino sono state esposte in un percorso, valutato da esperti - dell’ Associazione Amici del Libro Parlato per i Ciechi d’Italia del Lions Club di Verbania - come una iniziativa tesa a illustrare nuove situazioni d’apprendimento attraverso un itinerario scultoreo, attivamente nuovo, di contatto tattile tra i ragazzi e le opere per emozionare e far scoprire loro che toccare è guardare” come “guardare è toccare”.
Ciò sarebbe molto piaciuto a Cosentino, che accoglieva nel suo studio con amorevole attenzione ragazzi e amici interessati al suo lavoro, sempre pronto a descrivere la magia del suo operare in solitudine.
Ci teneva ad ascoltare quale potesse essere la lettura delle sue opere, stimolando i suoi ospiti a interpretare i suoi lavori e in particolare modo a incoraggiare i giovani ad avvicinarsi e provare a realizzarne di propri con passione la stessa che lo ha sempre accompagnato.

Adele Bugatti


[1] Bruno Alfieri, Cosentino - Galleria Cadario – Milano 11-24 novembre 1961
[2] Giancarlo Santi, Chiara Baglione, Concorsi per nuovi complessi parrocchiali 2000-2001, all. n. 694 di Casabella, 2001 Electa


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